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TESI DI DOTTORATO DEL DOTT. GIUSEPPE LUPO “RUOLO POTENZIALE DEL MICROBIOMA NELLA CFS/ME

Il progetto di ricerca è stato promosso e finanziato attraverso una borsa di studio triennale dall’Associazione Malati di CFS Onlus.

Associazione Malati di CFS Onlus

Tesi di dottorato del Dottor Giuseppe Lupo: Ruolo potenziale del microbioma nella Sindrome da Affaticamento Cronico /Encefalomielite mialgica (CFS/ME).TITOLO DEL PROGETTO DI DOTTORATO: Ruolo potenziale del microbioma nella Sindrome da Affaticamento Cronico/Encefalomielite mialgica (CFS/ME)Il progetto di ricerca, promosso e finanziato con una borsa di studio di tre anni dall’Associazione Malati di CFS (AMCFS)-onlus di Pavia, è stato condotto presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, in collaborazione con il laboratorio di Immunologia ed Analisi Genetiche dell’Università di Pavia e con il laboratorio di Genetica Medica Magi EUREGIO di Bolzano. L’obiettivo principale di questa ricerca è stato quello di verificare se vi fossero delle differenze tra soggetti con diagnosi di CFS/ME e individui sani nella composizione delle comunità batteriche che fanno parte del microbiota, ovvero quell’insieme di microorganismi che risiedono nell’uomo e che contribuiscono con le loro attività metaboliche a diverse funzioni in un rapporto di reciproco vantaggio. Il progetto ha preso spunto dai risultati ottenuti in altri studi in cui sono stati osservati specifici profili delle comunità batteriche associati a diverse condizioni patologiche. È stata quindi analizzata la composizione del microbiota intestinale e salivare di soggetti adulti con CFS/ME, di loro familiari e di un gruppo esterno di soggetti sani di controllo. Inoltre, il progetto ha previsto di analizzare anche il profilo metabolico fecale di un sottogruppo di pazienti CFS/ME e di soggetti sani di controllo. I risultati dello studio hanno mostrato variazioni significative nella composizione delle comunità batteriche sia nelle feci che nella saliva, con differenze più marcate nell’intestino. I parenti dei pazienti, nella maggior parte dei casi, hanno mostrato valori di prevalenza intermedi, suggerendo la presenza di un profilo microbico influenzato da fattori sia genetici che ambientali. Anche il profilo metabolico fecale dei pazienti con CFS/ME è risultato diverso rispetto a quello dei soggetti sani di controllo, mostrando un complessivo aumento dei processi di fermentazione. Questi risultati, se confermati utilizzando una coorte di soggetti più ampia, potrebbero portare a una migliore comprensione della relazione tra alterazioni metaboliche e disfunzioni immunologiche e cognitive correlate alla sindrome. I risultati ottenuti aggiungono nuove informazioni e supportano l’ipotesi autoimmune per la CFS/ME. Bisogna sottolineare che questo lavoro rappresenta il primo studio microbiologico condotto su una popolazione italiana di pazienti con CFS/ME applicando le tecniche di sequenziamento di nuova generazione (NGS) e includendo i parenti dei pazienti. Saranno necessari ulteriori studi per capire meglio se l’alterazione del microbiota sia una causa o una conseguenza dell’insorgenza di CFS/ME e se le alterazioni del microbiota siano correlate a uno dei numerosi sintomi secondari. Nonostante le prove di un’alterata composizione del microbiota intestinale e orale nella CFS/ME, non è stata ancora identificata una signature microbica specifica che attesti un ruolo patogenetico del microbiota nella CFS/ME. Se i nostri risultati saranno confermati da studi più ampi, le differenze rilevate nei profili microbici dei pazienti potrebbero essere utilizzate come markers per una diagnosi più accurata della sindrome e per lo sviluppo di specifiche strategie terapeutiche. RINGRAZIAMENTI: Vorrei fare un ringraziamento speciale all’Associazione dei Malati di CFS (AMCFS-onlus) per il supporto finanziario della mia borsa di ricerca ed in particolar modo alla Presidente dell’Associazione, la Dott.ssa Roberta Ardino, per il suo importante contributo nel reclutamento dei soggetti inclusi nello studio. Ringrazio la Prof.ssa Enrica Capelli dell’Università di Pavia e il Prof. Edoardo Puglisi dell’Università Cattolica di Piacenza per avermi concesso la possibilità di lavorare presso i loro laboratori di ricerca, mettendo a disposizione tutti gli strumenti e le loro conoscenze per poter svolgere al meglio la mia attività di ricerca. Ringrazio il Dr. Lorenzo Lorusso per l’importante contributo nel reclutamento dei pazienti inclusi nello studio. Inoltre, vorrei ringraziare il Dr. Matteo Bertelli e la sua collaboratrice la Dott.ssa Elena Manara per il loro fondamentale contributo nell’approvazione del progetto di ricerca da parte del Comitato Etico e nella raccolta dei campioni biologici. Infine ringrazio tutti coloro che mi sono stati vicini e che mi hanno supportato fino alla fine del progetto.